«Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio».

Martedì XXV Settimana del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 8,19-21)
In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».
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Ascoltare la Parola di Dio ed essere generati come figli e fratelli, quali membri della stessa sua famiglia, è un miracolo straordinario, alla portata di chi semplicemente si ferma, e chiede al proprio cuore di mettersi in ascolto. Una possibilità alla portata di tutti, nessuno escluso. Nessuna fatica, nessuno sforzo, nessun impegno, se non quello di lasciarsi raggiungere dal calore di una presenza che invade l’anima e la trasforma.
È dall’ascolto, infatti, che può nascere tutto: lo scatto, il salto, il tuffo della fiducia, che ben presto si trasforma in movimento verso il basso, verso il più piccolo, l’ultimo, il debole, anche fosse disonesto, iracondo, peccatore al massimo grado.
È il primo passo, certo, ma è fondamentale, perché la pratica non si ha senza l’ascolto. Mettere in pratica ciò che si è ascoltato porta a ricalcare le orme dal Maestro e a prendere esempio dai suoi comportamenti: incontri in cui farsi attenti alle persone dai bisogni più svariati, ore trascorse ad annunciare il regno, a consolare, guarire e asciugare lacrime, giornate spese senza sosta e senza tregua per saziare le folle di pane, di Parola e di salvezza.
E sono soltanto piccoli ricordi capaci di impegnare il tempo di una vita. E avere gioia.