«Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto».

Mercoledì XXIV Settimana del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,31-35)
In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli
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La gente che non vuole convertirsi si difende da chi vive la propria vocazione chiamandoli fanatici, scriteriati, presuntuosi, malati di orgoglio sopraffino. Definiscono invece se stessi sapienti. Ma le loro opere li giudicano: non c’è peggior sordo di chi non vuole udire e peggior cieco di chi non vuol vedere.
Dobbiamo essere persone serie senza illuderci di essere giusti. Se portiamo il baco della corruzione dentro di noi, come possiamo togliere la corruzione? Se andiamo a predicare il perdono agli altri ma non ci perdoniamo tra noi, se non sappiamo darci il buon giorno, dove è la nostra forza? Sii responsabile di questo: il tuo comodo non lo puoi erigere a criterio di giustizia. Bisogna avere il coraggio di essere legati alla giustizia senza guardare ciò che dicono o non dicono gli altri, ma ciò che siamo nel Signore: questa è la vera rivoluzione!