«Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro»

Sabato XII Settimana del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,14-17)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».
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La preoccupazione di chi pone la domanda non è quella se il digiuno abbia un senso e un valore  e quale sia, ma soltanto del perché loro lo fanno  e altri no. La risposta di Gesù mira invece a far capire che il digiuno non è tanto un esercizio personale che si fa per pura ascesi, fosse anche la più alta, ma per esprimere un rapporto o un legame con qualcuno che dà senso a delle scelte. Gesù non dice che è inutile, ma soltanto che deve avere un perché; e anch’esso, tutto sommato, non è fatto per se stesso, ma per l’uomo e la comunione che si riesce a stabilire e che dà gioia. Molto chiaro è l’esempio dello sposo alla cui presenza si fa festa, espressione della gioia che non è possibile ignorare e neppure contenere.
Il digiuno in sua assenza non farà altro che nutrire il tempo della mancanza col desiderio che già prepara a una gioia ancor più grande, al momento assaporata dalla speranza che non delude e dalla fede che aiuta a vincere ogni attesa.