«Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato»

Mercoledì – SAN GIUSEPPE LAVORATORE
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-21)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Quando il discorso con il rabbi Nicodemo, che verso Gesù ha mostrato non solo interesse
ma anche l’apertura del suo cuore, si concentra sul tema della salvezza Gesù non si risparmia ma dice chiaramente che davanti al Figlio, che il Padre ha inviato non per condannare ma per salvare il mondo, non è possibile rimanere indifferenti: o si crede in lui e si ottiene la salvezza oppure ci si autoesclude scegliendo la condanna.
La salvezza, infatti, arriva come luce sul filo della fede, quella che fa tuffare direttamente fra le braccia di Dio e non domanda altro che d’essere con lui.
Il contrario, che significa rifiuto, prevede la scelta delle tenebre, del vuoto, della menzogna e delle opere malvage. La cosa più importante da capire è che il tuffo è personale: nessuno potrà scegliere al posto di un altro.