«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo».

Martedì II Settimana di Pasqua
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,7-15)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
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Per essere figli di Dio occorre una nuova nascita che viene attuata con l’acqua e lo Spirito Santo, cioè nel battesimo. Praticamente la rinascita è un atto essenziale nell’esistenza cristiana. L’uomo non rimane più semplice uomo ma rimane figlio di Dio e uomo perché il figlio di Dio si è fatto uomo, e in forza di questo c’è una nuova dignità che è dentro di noi. Capisci? Questo è il principio della rivoluzione che io compio ogni momento quando incontro te, fratello mio, sorella mia, e parto dalla tua esistenza e dalla tua dignità: tu sei figlio di Dio, li è la tua dignità.
Riconosci la tua dignità! Fare il bene non è la tua dignità; la tua dignità è di essere figlio di Dio, che può fare il bene.
La dignità dell’essere umano non dipende da ciò che ha ma da ciò che è, e ciò che è non valutato dagli uomini ma dato gratuitamente da Dio. L’elemento è rivoluzionario perché implica un’uguaglianza assoluta alla radice. Figli di Dio: questo è il principio rivoluzionario del cristianesimo.

«Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli».

Lunedì Santa Caterina da Siena
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
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In altre parole Gesù dice: «Se non siete uniti a me non potete diventare miti e umili di cuore, perché sono io il mite l’umile di cuore». Io sono in relazione con Gesù, mite e umile,   e questa mitezza e umiltà non sono altro che questo atteggiamento di Gesù che è il servo di Jahvè, che ha preso la forma di schiavo e che per entrare nella sua gloria è stato crocifisso.
Sono chiamato a essere come lui, mite, e se divento un fedele osservatore del mio Signore piano piano la sua persona passa dentro di me. Nella pienezza di rapporto con lui la sua umiltà passa in me, la sua mitezza passa in me, la sua povertà passa in me ed io mi conformo a lui. La mia umiltà sarà una purezza grande: non pretenderò più nulla per me.
Mi potranno spezzare ma non mi piegheranno perché è Dio la certezza della mia vita e voglio vedere le cose come le vede lui! Non mi svenderò di fronte alle miserie di questo mondo perché ormai il mio cuore riposa nel mio Signore e trovo ristoro perché divento, di fronte a lui, me stesso!

«Otto giorni dopo venne Gesù».

II Domenica dopo Pasqua o della Divina Misericordia
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
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Non se ne va Tommaso. Non si sente offeso se il messaggio della resurrezione è affidato alle nostre fragilissime mani. Non capisce ma resta, senza fondare una chiesa alternativa, senza sentirsi migliore, senza andarsene. E fa bene a restare. Otto giorni dopo infatti il Maestro torna, apposta per lui. Eccolo, il Risorto. Leggero, splendido, sereno. Sorride, emana una forza travolgente. Gli altri lo riconoscono e vibrano. Tommaso, ancora ferito, lo guarda senza capacitarsi. Viene verso di lui ora, il Signore, gli mostra le palme delle mani, trafitte. «Tommaso, so che hai molto sofferto. Anch’io ho molto sofferto: guarda qui» E Tommaso cede. La rabbia, il dolore, la paura, lo smarrimento si sciolgono come neve al sole. San Tommaso, patrono di tutti gli entusiasti che buttano il cuore oltre l’ostacolo, che ci credono a questo Cristo, aiuta quelli che hanno sperimentato sulla propria pelle il fallimento della propria vita. Dona loro di non lasciarsi travolgere dalla rabbia e dal dolore, ma di sapere che il Maestro ama la loro generosità, come ha amato la tua. San Tommaso, patrono di tutti gli scandalizzati dall’incoerenza della Chiesa, aiuta chi è stato ferito dalla spada del giudizio clericale a non fermarsi alla fragilità dei credenti, ma di fissare lo sguardo sullo splendore del risorto che essi indegnamente professano.

«Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo».

Sabato fra l’Ottava di Pasqua
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,9-15)
Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».
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Gli apostoli hanno la missione di predicare il vangelo, cioè Gesù risorto, a tutte le creature. Anche a noi cristiani, Cristo ci affida la stessa missione, è una necessità senza compimento della quale non possiamo chiamarci a pieno discepoli di Cristo.
La fede non arriva se non c’è l’annuncio; la fede presuppone di sentir parlare di Colui nel quale bisogna credere. Perché non c’è fede nel mondo? Perché non arriva più la notizia del Signore.
Cosa fate se non annunciate il Signore ai vostri figli?  E’ inconcepibile che un genitore non annunci la salvezza ai suoi figli! Il catechismo in parrocchia destabilizza i genitori: il catechismo ai tuoi figli lo fai tu che sei guarito da Cristo! Ridurre solo ai catechisti l’annuncio ai bambini è il più grande disastro della storia della Chiesa! Voi genitori siete gli evangelizzatori dei vostri figli! Non sarà l’essere figli di buone famiglie che salverà i nostri figli, ma l’appartenenza a famiglie che si sentono debitrici verso Cristo Gesù, verso Dio Padre, i fratelli, il mondo intero, e che sentono dentro una missione da portare avanti.
Non lasciate che i vostri figli soffochino nell’egoismo che acceca. Possano vedere voi genitori la mattina presto alzarsi ed andare in chiesa, e quando vi chiederanno il perché dite loro: «Noi andiamo a riempirci di Gesù perché è lui la sorgente della vita!».

«Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce».

Venerdì fra l’Ottava di Pasqua
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,1-14)
In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete a da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
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L’apostolo che amava tanto Gesù lo riconosce prima di tutti e lo fa riconoscere a tutti, anche a Pietro. Tuttavia chi dirige la squadra è Pietro. Così pure accade nella Chiesa e nella storia: i fedeli, animati dallo Spirito Santo e intrisi d’amore, leggono tante volte per primi i segni dei tempi, tuttavia la conferma è di Pietro, degli apostoli.
I Movimenti e le Associazioni nella Chiesa sono in quest’ordine. Vivendo con il popolo e immersi nell’amore di Gesù e quindi nell’amore al popolo, i fedeli possono riconoscere i segni che indicano dove lo Spirito porta il popolo di Dio e la storia, prima di tanti.
Se chiedono conferma e la ricevono, il carisma si incarna. Talora questi semplici fedeli sono come i cani pastore che intravedono i rischi, i pericoli, prima del pastore. Come i cani pastore abbaiando e mordicchiando le natiche del pastore addormentato lo svegliano, così i fedeli pieni di Spirito Santo richiamano i loro pastori.

«Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno».

25 Aprile Giovedì l’Ottava di Pasqua
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,35-48)
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».
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I discepoli di Emmaus tornano a Gerusalemme pieni di gioia e raccontano agli apostoli sbalorditi ciò che è loro capitato. E mentre raccontano ecco che Gesù risorto in persona appare. Anche a noi oggi succede così: quando con passione raccontiamo la nostra esperienza di Gesù risorto, egli appare nei cuori delle persone che ci ascoltano. Così, lungo i secoli, si è trasmessa la fede cristiana: da bocca a orecchio, raccontando l’incontro col Signore nella nostra vita. No, non è un fantasma, mangia e beve con noi. Gesù non è un’idea del passato, un ideale da seguire, ma una persona che fisicamente, nell’anima, possiamo incontrare, di cui possiamo fare esperienza reale. Gli evangelisti affermano che solo attraverso dei segni possiamo riconoscere Gesù. In questo caso due sono i segni che permettono agli apostoli di accorgersi della sua presenza: il racconto entusiasta dei viandanti e la Scrittura letta con intelligenza, cioè alla luce dello Spirito Santo che la ispira. Dedichiamoci con passione all’ascolto dei testimoni del risorto e alla meditazione della Parola che rende vivo in noi il maestro Gesù.

«Riconobbero Gesù nello spezzare il pane».

Mercoledì fra l’Ottava di Pasqua
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,13-35)
Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana,] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
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Camminano sconsolati, i discepoli di Emmaus. Non si capacitano di quello che è accaduto, non sanno dove andare ora che la speranza è morta, ora che la loro fede si è drammaticamente spenta. Vagano, rinchiusi nel loro dolore, incapaci di accorgersi che quel Dio che piangono cammina accanto a loro. Anche a noi succede così: siamo talmente travolti dal nostro dolore da non accorgerci che quel dolore il Signore lo ha portato e redento! La sofferenza è molto presente nei vangeli del risorto: è la condizione da cui ogni racconto parte. È come se gli evangelisti ci dicessero che non è sufficiente essere discepoli per dimorare nella gioia: la gioia necessita di una conversione radicale, di un cambiamento di prospettiva, di una scelta. Piangono, i discepoli, perché non hanno imparato a leggere le loro vicende alla luce della fede come, invece, chiede loro di fare il Signore Gesù. Solo alla luce della Parola riusciamo ad interpretare le nostre vicende, anche quelle dolorose. Chiediamo al Signore risorto di restare con noi, di non lasciare che il dolore che sperimentiamo ci rinchiuda talmente in noi stessi da non saperlo riconoscere quando cammina accanto a noi!

«Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose».

Martedì fra l’Ottava di Pasqua
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,11-18)
In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò subito ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
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Maria cerca l’amato del suo cuore e non lo trova. Partecipa agli altri questa scomparsa, li incita scongiurando, pregando: «Ditemi dov‘è il mio diletto; dov’è il suo corpo? Dove lo avete posto?». Di quale e quanta intensità è il suo amore! Ricordatevi che quando cercate così il Signore, voi lo amate! L’amore non è fatto di tranquillità; di non sconvolgimenti. L’amore è vita e la vita è una relazione e la relazione è piena di tutto il mistero della vita. La relazione d’amore con Gesù non è solo dire «Gesù di amo» ma l’amore è anche dubbio, negazione, allontanamento. Tutto è dialogo d’amore! L’amore non è altro che essere afferrati in una dinamica di vita che si rinnova di giorno in giorno nelle mille sorprese dell’esistenza umana. Chiamata per nome, Maria si trova in Gesù: «Rabbunì! Mio Maestro! Mio Signore!» e poi alla moda orientale si butta in ginocchio e gli dice: «Tu sei l’arbitro della mia vita: nessun altro che decide della mia vita al di fuori di te, mio Dio!». Volesse il Signore che ognuno di noi in questi giorni dicesse: «Gesù, ti ho conosciuto! Chi altri ho fuori di te? Tu sei l’arbitro della mia vita non c’è più nulla che mi tiene, neanche la paura di dover dare la vita!».

«Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

Lunedì fra l’ottava di Pasqua
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,8-15)
In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.
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C’è un disegno di salvezza da parte di Dio per tutta l’umanità. Questo disegno si attua attraverso la persona di Gesù e il punto più alto è la morte di Gesù in croce, la sua resurrezione e la sua salita al cielo. Questo disegno d’amore, questo progetto di salvezza, è nella prescienza di Dio fin dall’eternità. Egli lo ha realizzato nella pienezza dei tempi. Questo mistero è stato manifestato agli apostoli e tramite loro comunicato ai popoli, alle genti. Questo disegno è un tutt’uno in diverse componenti che trovano però il centro nel dare un nuovo capo alla realtà che è Cristo Signore (Ef 1,10). Questo disegno di salvezza si attua attraverso la vita dei membri del corpo di Cristo nella Chiesa.
Noi siamo inseriti in un progetto di salvezza: finalmente so perché vivo, so da dove vengo, dove vado, so perché avvengono i diversi fenomeni nella storia e ho la spiegazione di tutta la realtà.

«Egli doveva risuscitare dai morti».

Domenica di Pasqua Risurrezione del Signore (Messa del giorno)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-9)
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
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In questo brano del Vangelo si vede come la resurrezione di Gesù sia il fatto esplosivo sul quale si basa il nuovo popolo di Dio. Maria corre ad avvertire Pietro che il corpo di Gesù non è più nel sepolcro. Allora Pietro corre assieme a Giovanni; Pietro entra dentro al sepolcro e constata che ciò che le ha detto Maria di Magdala corrisponde alla verità.
L’altro discepolo «vide e credette»; credere vuol dire darsi, quindi ti dai alla vita, ti dai alla luce, ti dai al Salvatore. Sei unito, sei già dentro di lui: come fai a separarti? il peccato nel quale possiamo cadere non ha mai la forza di cancellare la creazione nuova che è dentro di noi. Smettila di piangerti addosso! Tu ti piangi addosso nella misura in cui non sei impegnato profondamente nella passione del Regno di Dio! Non darti importanza nella tua nullità, datti importanza invece perché Gesù ti ama!