«La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato».

Giovedì S. Antonio Abate
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,40-45)
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Un lebbroso – la sola parola a quel tempo significava un escluso, un appestato… un emarginato – osa accostarsi a Gesù che, a differenza di tutti, non lo scaccia, portando con sé una grande fiducia e una supplica: chiede di essere guarito. Ma quel che più colpisce è la delicatezza con cui gli si presenta: si pone in ginocchio ai suoi piedi e, rimettendosi alla sua volontà, gli espone umilmente il suo desiderio.
Gesù, come a bloccare la sua ripetuta richiesta, fatta più con gli occhi che con le parole, ancor prima di parlargli, tese la mano e lo toccò. Un gesto che la legge di quel tempo non permetteva ma che il suo cuore ricco di compassione non ha saputo né potuto trattenere.
Lasciamo perdere quel che succede dopo. Fermiamoci a contemplare e a gustare questo incontro di straordinaria sensibilità e anche di grande fiducia e di immenso amore. Davanti a questo immenso amore,  anche noi dovremmo essere i cantori della bontà e della misericordia divina, ogni volta che siamo liberati dalla lebbra del nostro peccato. Dopo ogni nostra confessione ben fatta testimoniamo anche noi: grande è la Sua misericordia.