«I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù».

Martedì  Maria Madre di Dio
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21)
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
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Dio come Creatore ci ha posti in essere e come Provvidenza ci sostiene. Come afferma il libro del Qoeleth (3, 11) Dio ha fatto ogni cosa buona a suo tempo e ha posto nel nostro cuore la nozione di eternità, sebbene noi siamo forieri e provvisori. Ha voluto che ieri sera concludessimo un anno, indifferentemente da come lo abbiamo vissuto e dagli eventi che ci hanno interessato e adesso ci prospetta altri dodici mesi di progetti, intraprendenze, speranze e prospettive. Ci affidiamo a Lui per portare a compimento i nostri desiderata e per realizzare sogni e obiettivi, confidando nella sua protezione quanto alle negatività e alle brutte sorprese. Quello che conta è non vivere alla giornata, industriarsi per costruire, progettare, programmare e vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, quindi cimentarsi a fare sempre di bene in meglio con noi stessi e con gli altri.
Forse perché fossimo più ispirati e incoraggiati nell’intraprendere un nuovo anno, Dio oggi ci propone la figura di Maria come sua Madre, per metterci ancora una volta al corrente che per lui davvero nulla è impossibile, anche che Egli stesso sia il Figlio di una donna.
Di conseguenza Maria, che partorisce Gesù, concepisce il Verbo fatto carne, Dio fatto Uomo, così riconosciuto peraltro anteriormente da Elisabetta nell’episodio dell’incontro con la Vergine: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1, 48) Se Cristo ci si propone come nostro Fratello e noi battezzati siamo innestanti nella comunione con lui, ebbene Maria estende la sua maternità anche a noi, che ci sentiamo ulteriormente spronati e sorretti in ogni istante della nostra vita, perché ogni giornata del nostro quotidiano non diventi insignificante e in tutto il percorso del nostro tempo possiamo usufruire dell’eternità già sin d’ora. Dio, che è eterno, non conosce la trasformazione a cui siamo soggetti noi con il procedere del tempo terreno, non si attiene alle nostre misure temporali, tanto meno alle mode e ai costumi che noi ci creiamo con il passare degli anni.
Nella sua maternità Maria continua a intercedere per noi presso il suo Figlio perché otteniamo quanto ci compete intorno alla grazia e soprattutto perché non trascuriamo di mettere in pratica costantemente, per il nostro stesso bene, quella che è la volontà dello stesso Figlio.
Allo stesso tempo siamo invitati a considerare che la gioia del Natale, avvalorato dalla figura di Maria nostra Madre e madre di Cristo Signore, non è affatto esaurita, ma si protrae ancora per alcuni giorni e avrà il suo riverbero per il resto dell’anno. Il fenomeno di Betlemme non va infatti disgiunto dalla figura di Colei che è stata la Madre del Verbo Incarnato.