«Il Verbo si fece carne».

Lunedì Settimo giorno fra l’Ottava di Natale
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Ogni confessione che dice di ispirarsi al Vangelo lo dovrebbe far imparare a memoria ad ogni suo discepolo il Prologo del Vangelo secondo Giovanni. Cristo Gesù è il cuore di Dio, della creazione, del cielo e della terra, del tempo e dell’eternità, del mondo presente e di quello futuro. Chi è in Lui è nella vita. Chi è fuori di Lui manca della vera vita e spesso è anche nella morte non solo dell’anima e dello spirito, ma anche del corpo. Anche i figli della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica dovrebbero inciderlo sulla loro fronte e sulle loro mani in modo da mai dimenticarlo. Così non si cade nella tentazione di sostenere falsità e menzogne con pseudo-ragionamenti, opera della mente che abita nella carne e mai frutto dello Spirito Santo che governa la loro anima, il loro spirito, il loro cuore. Il prologo di Giovanni è il sigillo, l’amen di Dio, a tutta la sua rivelazione. Ora che il sigillo è stato apposto e l’amen è stato pronunciato con solennità, nessuno potrà più aggiungere o levare alla verità di Gesù Signore.
Nel Prologo Gesù è rivelato e confessato come il Differente Eterno, Divino, Soprannaturale, Umano da qualsiasi uomo che è venuto, viene, verrà sulla nostra terra. Lui è il Tutt’Altro. Un altro, neanche per immaginazione, potrà mai esistere. Non esiste un Dio che si fa carne, che è pieno di grazia e di verità, che è il Creatore del cielo e della terra, che è sulla terra e abita nel cuore del Padre, che è vero uomo e vero Dio, che viene solo per dare all’uomo la sua verità, per mezzo della pienezza della sua grazia, che è la vita e la luce dell’intera creazione, che separa le tenebre dalla luce e il bene dal male con taglio divino netto, preciso, esatto. Un altro Dio così non è mai esistito. Mai esisterà. Tutti gli altri sono uomini nati da Adamo, concepiti nel peccato.
Gesù è Dio dall’eternità, prima della creazione del mondo. Lui è il Creatore, ma non è stato creatore. È Colui che fa il cielo e la terra, ma non è fatto. Neanche uomo Lui è fatto. Ogni uomo è fatto da un uomo e una donna. Lui invece chiede alla donna il suo sì per farsi, divenire uomo per opera dello Spirito Santo. Anche nella sua nascita umana Gesù è differente. È il Differente. Non riesco a comprendere per quale capriccio diabolico oggi il cristiano e per di più cattolico si accanisca con così grande violenza nella sua volontà di cancellare la verità di Gesù dalla storia. Potenza grande del male.

«Gesù è ritrovato dai genitori nel tempio in mezzo ai maestri».

Domenica Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,41-52)
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
La festa della santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria ci offre l’affermazione centrale che tutti, genitori e figli, giovani e adulti, siamo figli di Dio. Infatti l’apostolo Giovanni nella prima lettera  scrive: «Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio». Siamo realmente suoi figli per un dono grande del suo amore e, per questo, dobbiamo avere fiducia in lui. L’apostolo prosegue dicendo che «qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quel che gli è gradito».
Oggi siamo di fronte a una famiglia che ha sempre fatto la volontà di Dio. Sorprendente è la risposta di Gesù: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». «Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro». Spesso i figli sono un mistero per i genitori, che non riescono e non vogliono accettare i disegni misteriosi di Dio. Gesù torna a Nazaret con i genitori «e stava loro sottomesso», fino a quando giunge l’ora del suo ministero messianico. Nelle famiglie sono necessari i tempi dell’attesa, del silenzio, del rispetto vicendevole per crescere secondo il progetto di Dio.
La famiglia, dunque, ha per legge essenziale quella dell’amore, del rispetto. Se nella famiglia viene a mancare il rispetto e l’amore non è più famiglia. La famiglia è anche il luogo del dialogo, della preghiera. Oggi, purtroppo, nella famiglia non si parla più vuoi per la televisione, vuoi per l’uso eccessivo del cellulare, vuoi perché non si sta più insieme a tavola. Un tempo nelle famiglie si pregava, oggi sono pochissime le famiglie dove si prega, dove si ringrazia il Signore.
Nella famiglia si deve avere il più grande rispetto per la vita, che è dono di Dio. Maria esprime questa riconoscenza e questo rispetto per il dono della vita. Oggi, purtroppo, prevale l’egoismo e le famiglie diventano sempre più ostili alla vita, sempre più indisposte al sacrificio che comporta l’accoglienza e l’educazione alla vita. L’aborto sta diventando una prassi accettata con una leggerezza spaventosa. Se la vita umana non è più sicura neppure nel grembo della mamma, dove sarà sicura la vita degli uomini? Se una mamma può uccidere, a chi si può proibire di uccidere? Anche l’educazione dei figli oggi non è più sentita come missione dei genitori: ai figli si dà benessere, ma sul fronte dell’educazione è spaventoso ciò che succede. Basta guardarsi intorno, leggere o ascoltare le notizie che i media trasmettono. Questo è il vero problema al quale sono collegati tutti gli altri problemi: il problema della violenza, dell’egoismo, dell’arroganza etc. Difendiamo la famiglia se vogliamo salvare il mondo.
La famiglia è il primo Libro della vita, è la prima scuola del Vangelo. La famiglia è scuola dove si devono apprendere gli atteggiamenti del dono, della responsabilità, del servizio.

«Luce per rivelarti alle genti».

Sabato Quinto giorno fra l’Ottava di Natale
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,22-35)
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse:
«Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Gesù è segno di contraddizione, cioè nessuno rimarrà indifferente di fronte a Gesù. Egli non farà altro che prendere il cuore umano e rovesciarlo metterlo in luce, cioè gli farà sentire qual è la vera vita e di fronte a quella vera vita ci saranno due atteggiamenti: un atteggiamento di accoglienza della vita – e quindi la conversione – ed un atteggiamento di rifiuto; nessuno passerà indenne davanti a lui.
Lo dirà poi Gesù: «Una volta elevato da terra attirerò tutti a me». (Gv. 12,32). Nessuno che viene a contatto con Gesù resterà indifferente: sentirà che la salvezza è arrivata e poi dovrà accettarla o rifiutarla.
«… anche a te una spada trafiggerà l’anima», cioè tu sei talmente dentro alla salvezza dell’uomo, ami talmente questa salvezza e la capisci così pienamente, che tu muori dal pianto per chi non la cerca. Questa tua sofferenza è necessaria perché, se l’altro rifiuta Cristo, il tuo cuore nel pianto diventa causa di salvezza di coloro che lo rifiutano.
Tu sarai un ferito d’amore come Maria! Non c’è ferita più grande di quella causata dall’amore!

«Erode mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme».

Venerdì Santi Innocenti
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,13-18)
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio».
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.
Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Giuseppe era uomo giusto, era uomo di Dio, faceva la verità dentro di se. Questa giustizia di    Giuseppe da dove la deduciamo? Appena l’angelo gli ha detto: «Non temere di prendere Maria; quello che è avvenuto in lei è opera dello Spirito Santo», immediatamente ha obbedito, perché la sua giustizia era immettersi nella volontà di Dio pienamente. Poi, dato che il re Erode Antipa cercava il bambino per poterlo uccidere, l’angelo lo avverte in sogno affinché vada via ed immediatamente lui parte. Quando l’angelo ancora gli appare, gli dice: «Vai, sono morti coloro che cercavano di uccidere il bambino», lui si alza e va.
Il grado di giustizia di una persona non è altro che il grado di unione profonda con Dio e di obbedienza a lui. Vivendo in unione profonda con Dio, il nostro desiderio è che Gesù viva talmente in noi da poter dire: «Io vivo si, ma non sono io che vivo, è Gesù che vive in me» (Gal. 2,20).

«L’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro»

Giovedì San Giovanni Apostolo
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,2-8)
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario –  che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Notate bene che il primo a credere è Giovanni. Il suo cuore era immerso in un amore tutto particolare a Gesù, per cui aveva una chiave di lettura, una possibilità per leggerlo, di vederlo. Non era un ragionatore, un filosofo, ma uno che si incontrava: «Vide e credette».
E’ la fede in Cristo che ci apre all’infinito di Dio, al mondo di Dio. Noi non abbiamo altro mediatore al di fuori di lui per andare a Dio.
Qual è l’ostacolo al darci completamente a Dio? Ognuno di noi tende a ridurre Dio alla propria misura e a prendere di Dio solo quello che capisce. Si cerca di ridurre Dio ad un tipo di dio che noi possiamo comprendere e che va d’accordo con noi, un dio fatto a nostra immagine e somiglianza. Quel dio ci va bene, perché si combina con la nostra mente, entra nel nostro ragionamento. Ma proprio in quel momento non è più Dio perché Dio ci supera totalmente, è l’infinitamente altro che si mette in comunione con noi attraverso suo Figlio, ma in una strada che egli ha stabilito e che non noi creiamo. La fede è l’apertura a Dio che dona a noi, ma nei modi che lui ha stabilito per darsi completamente a noi. Apriti al Signore.

«Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro»

Mercoledì Santo Stefano
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,17-22)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Coloro che vogliono vivere davvero in Cristo saranno perseguitati. Coloro che non vivono in Cristo, vogliono seguire la propria volontà e il proprio io. Coloro che vivono in Cristo antepongono alla propria vita il bene vero del prossimo. Chi è disonesto, non vuole avere a che fare con uno sincero; chi è schiavista non vuole essere disturbato da chi, pur di liberare gli schiavi, è disposto anche a morire. Chi segue Satana non vuole vicino a se chi segue Dio.
La scelta dell’amore comporta necessariamente la sofferenza: è necessario che uno patisca perché Gesù ha scelto l’amore, ha scelto di amare. 
Allora il segreto è dire: «Eccomi, si faccia di me secondo la tua parola». E poi andiamo, camminiamo.
Il dolore c’è, ma nel medesimo tempo, avendo scelto di amare, e amare vuol dire scegliere la vita dell’altro, entri in quell’iniziativa d’amore per cui ti consumi per l’altro. Non hai più paura neanche dei tuoi peccati, delle tue manchevolezze, delle tue miserie.

«Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi».

Natale del Signore  – Messa del giorno
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Gesù è diventato uno di noi, ha riunito in se stesso l’uomo perché è diventato pienamente uomo, prendendo un corpo nel seno purissimo di Maria, e un’anima umana. Dio si è fatto Emmanuel, Dio con noi, ha voluto portare un linguaggio umano perché noi potessimo capire il linguaggio di Dio, ha voluto avere dei sentimenti umani perché noi potessimo intuire l’infinito sentimento di Dio, ha voluto dire che con l’innesto della grazia ciò che all’uomo per natura era impossibile fosse il trionfo di Dio.
L’uomo, con la venuta di Cristo, non è più quello che era prima.
Fare un buon Natale vuol dire modificare noi stessi, riconoscendo la nostra relazione di figli con Dio Padre, riconoscendo la nostra parte di violenza diretta o indiretta che esercitiamo su chi è oppresso ed emarginato, modificando la nostra esistenza per fare posto alla giustizia dentro di noi.

https://www.youtube.com/watch?v=P9AWTvsOdSY

 

 

«Ci visiterà un sole che sorge dall’alto».

Lunedì  IV Settimana di Avvento
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,67-79)
In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:

«Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall’alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace».
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
«Servire Dio in santità e giustizia»; servire Dio in questa vita vuol dire essere di lui, per goderlo nell’altra vita, in paradiso; ma il futuro è già qui nel presente, perché noi abbiamo già un piede in paradiso; anzi, è proprio quel piede in paradiso che ci fa tenere i piedi ben piantati sulla terra, non è l’opposto! Però bisogna stare attenti: a volte anziché servire Cristo, ci serviamo di Cristo per prendere gloria gli uni dagli altri.
Tutti siamo chiamati da Dio alla santità. La santificazione è diventare quello che siamo in virtù del battesimo: figli di Dio, santi e immacolati in una progressione continua nell’essere a immagine e somiglianza di Dio.
Basta con la mediocrità delle chiacchiere, dei discorsi, delle liti, dei piccoli egoismi, delle spartizioni più o meno larvate di potere e di denaro.
Non dobbiamo dormire sul peccato e sulle ingiustizie. Ciò che preme è la santificazione, è il bene. Il Regno di Dio è troppo importante su questa terra! Camminiamo in santità e giustizia di vita!

«A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?»

IV Domenica di Avvento
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Giovanni, che la madre porta in grembo, esulta per l’incontro con Gesù che Maria ha concepito e porta in sé.
Elisabetta di più non può; ma quello che ha avvertito lo trasforma in lode e gratitudine
indirizzata alla piccola Maria. Lo Spirito le ha fatto riconoscere ed osannare il miracolo che si è compiuto in lei riconoscendole una virtù fondamentale: quella di credere nella fedeltà di Dio
e nel compimento delle sue promesse. È stimolo anche per noi ad imitare colei che ha creduto
e di Dio si è fidata ciecamente.

 

«Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente».

Sabato III Settimana di Avvento
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,46-55)
In quel tempo, Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Nessuno meglio di Maria- che, colma dello Spirito e della grazia del Signore, in mente e in cuore porta tutta la storia di Israele e nel grembo la Parola fatta carne, secondo le promesse fatte dal Signore della vita – può cantare le Sue meraviglie e ringraziare, anche a nome dell’umanità intera, con una gioia che è tipica dei bimbi, il Dio che conosce e raggiunge ogni bisogno umano.
E non si stanca mai di offrire in abbondanza il suo amore agli umili, ai poveri e a tutti i bisognosi,
secondo le esigenze di ciascuno, ma, nello stesso tempo, sa far fronte e resistere ai potenti, ai superbi e a quanti pensano di poterne fare a meno ritenendosi capaci di cavarsela da soli.
Maria lo loda e lo canta per l’umanità intera, alla quale presenta, nella sua umiltà, la ricchezza della misericordia infinita perché chiunque possa attingerne salvezza.