«I loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. »

Martedì XXVI Settimana del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,1-5.10)
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».
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Il bambino ha in piccolo tutti i difetti dell’uomo adulto però ha un qualcosa che l’adulto perde: sente che senza il papà lui non può esistere, non può vivere, e quindi si mette completamente nel papà anche senza capire il suo modo di agire, si abbandona al papà. Non è che il rapporto col papà ce l’abbia perché oggi è una giornata bella, ce l’ha perché è il papà. La qualità del rapporto può venire intaccata ma non nel rapporto in sé: il padre è il padre!
Allo stesso modo la relazione con Dio è una relazione assoluta, è prima di tutte le cose, è prima degli avvenimenti. Può essere condizionata dagli avvenimenti, ma gli avvenimenti non la sostituiscono. La mia relazione con Dio quindi non  è una relazione occasionale, non è una relazione interessata, non è una relazione perché trovo un’utilità.
La relazione è pura: «Tu sei il mio Dio e basta, il Dio della mia vita!». Nella misura in cui la relazione è pura, cioè integra, in quella misura Dio si fa sentire in te e ti riempie di infinito.