«Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto».

Mercoledì XXIV Settimana del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,31-35)
In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È  indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

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Quanto tempo perso nel lamentarsi, nel dire male degli altri o nel giustificarsi! Quando Cristo arriva e ti visita, ti fa delle proposte secche e dure di vita di povertà, di vita, di dedizione totale a lui, delle proposte radicali che ti prendono tutto, devi decidere: quello è il momento della conversione. Cambia storia! Cambia vita! La vita non è un insieme di ragionamenti, ma è soltanto un capovolgimento nel Cristo Signore, dove non esiste più la critica, ma esiste solo una ricerca d’amore.
Dietro a questo atteggiamento passivo si nasconde, in realtà una durezza di cuore, durezza a qualsiasi esortazione. La sordità d’Israele è, in realtà, la nostra incapacità di riconoscere la vera salvezza. Il rifiuto al gioco diventa, per noi il rifiuto di qualcosa di ben più grande. La perdita maggiore è la nostra, tutte le volte che non accettiamo questo invito che Gesù stesso ci propone.