«Questo è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e la sua testimonianza è vera».

Sabato VII Settimana di Pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,20-25)

In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

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Il discepolo che Gesù amava non aveva nessun motivo per vivere al di fuori di Gesù. Attento alle sue parole , pronto al suo cenno, senza preoccupazione di scatti di carriera. Quel discepolo aveva un rapporto costante con Lui, gli era sempre attaccato; aveva fame e sete di giustizia e Gesù lo saziava. Gesù aveva lo stesso amore verso tutti, anche verso Giuda. Il problema erano i discepoli che erano turbati da altri pensieri (chi era tra loro il più grande; la restaurazione del regno d’Israele, ecc….). Il dialogo con questi discepoli era meno ricco, più difficile. Gesù non ha scelto il discepolo prediletto come pietra su cui fondare la sua Chiesa. Gesù vuole che ogni suo figlio, generato sulla croce, realizzi al massimo la sua missione. Dio ha scelto Maria, che non cercava se stessa, ma era tutta del Signore! – Amen