«Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamato amici».

Lunedì VII Settimana di Pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,9-17)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

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Quante volte Gesù dice: «Vi ho detto tutte queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Però egli dice: «Che la mia gioia sia in voi» dopo aver detto: «Rimanete in me ed in voi. Senza di me non potete fare nulla. Chi rimane in me porta frutto». Quando noi ci riteniamo autosufficienti siamo così sciocchi che se penetrassimo dentro la nostra realtà ci verrebbe da piangere e da ridere! L’uomo pecca sempre di misura, ha sempre il peccato dell’onnipotenza, crede di essere tutto, di capire tutto, di sapere tutto, di fare tutto, ma va fuori di sé. Dice San Paolo: «La nostra forza è tutta in Dio». (Ef. 6,10). E Gesù dice: «Rimanete in me ed io in voi; senza di me non potete fare nulla» (Gv 15,5). Amen