«Io e il Padre siamo una cosa sola».

24 Aprile Martedì  IV Settimana di Pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10, 22-30)

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

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Gesù dona la formula più completa per la nuova evangelizzazione: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono». Perché ascoltano la voce del pastore Gesù?  Perché si sentono ascoltate! Il pastore intesse un dialogo appropriato per cui ognuna si sente ascoltata, capita e può dialogare con il pastore. Pur essendo tutte sue e amandole tutte insieme, ognuna si sente sua in modo particolare e inconfondibile.
Oggi i pastori delle anime riescono ancora ad ascoltare ogni fedele? Un immenso numero di fedeli grida in coro: «Non ci sentiamo più di nessun pastore; invece di sentirci guidate a crescere nella vita piena, ci sentiamo disperse, in preda di sciacalli che ci azzannano e ci portano via dal gregge». Solo con la condivisione diretta i fedeli possono sentirsi nel pastore, guidati da lui, illuminati e salvati. Così conosciuti e capiti, nessuno li potrà ghermire. – Amen