«Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria».

Mercoledì IV Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,1-6)

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

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Gesù era già stato nella sinagoga di Cafarnao, allora tutti erano stupiti del suo insegnamento; l’entusiasmo alle stelle. Questa volta invece, a Nazareth, l’accoglienza e l’ascolto sono molto diversi. Si scandalizzano di lui; in altre parole gli sono ostili.
Quante volte la gente, quando sente verità che sconvolgono la vita e chiedono la conversione, si arrampicano sugli specchi per rifiutare la verità!
«Non poteva compiere nessun prodigio»: chi non è aperto alla fede, come può ricevere il miracolo che ha lo scopo di sviluppare la fede?
L’invito per noi è lo stesso; in un società che si proclama cristiana, rischiamo di chiuderci al suo Amore e non comprendere in pieno il suo messaggio. – Amen

«Fanciulla, io ti dico, àlzati! »

Martedì IV Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5,21-43)

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

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L’abbandono in Dio è l’inizio, è l’alfa e l’omega, è la fonte e l’apice di tutta la nostra vita, del nostro cammino, è il punto di partenza ed è il punto di arrivo.
Se ti fidi di tua madre che ti ha generato come fai a non credere in Dio che ti ha creato? Certo, la mamma la vedi, ma vedi anche che tante volte la mamma ha dei modi di fare che non ti spieghi , ma non cessi mai di avere fiducia. Allora se io mi fido di una persona, perché non mi devo fidare di Dio che mi ha creato? Se ti fidi di tuo padre e di tua madre che ti hanno generato, perché non ti fidi del Padre che ti ha creato e fatto dal nulla? Perché hai vie diverse da quelle di Dio!
L’atto di abbandono è l’atto più completo della fede: «Signore, nelle tue mani affido la mia vita».
Dice Gesù a Giairo: «Tu non temere, continua solo ad avere fede». Il Signore nelle vicende, anche le più terribili, è sempre vicino a noi e porta tutto il meglio. Se ci manteniamo uniti a lui, si realizza la storia di Dio e la nostra vita raggiunge la sua pienezza. Il Signore ci traccia il cammino per raggiungere la pienezza di vita su questa terra e sulla futura. Abbandonandoci in lui raggiungiamo la duplice meta. Fuori di lui c’è solo una vita senza senso e senza storia. – Amen

«Esci, spirito impuro, da quest’uomo!».

Lunedì IV Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5,1-20)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

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I demoni escono da noi nella misura in cui la Parola di Dio entra nei nostri pensieri (in modo che non  ragioniamo più alla moda degli uomini ma secondo Dio), entra nei nostri sentimenti, per cui abbiamo in noi i sentimenti di Cristo, entra nel nostro modo di agire per cercare gli interessi del regno di Dio.
Dice il demonio a Gesù: «Che hai tu in comune con me, Gesù figlio del Dio Altissimo? Ti scongiuro in nome di Dio non tormentarmi».
Se aumenta il numero dei santi, il regno del demonio vacilla. Mettiamoci in ascolto della Parola di Dio meditiamola con la luce dello Spirito Santo così collaboriamo per demolire il regno immondo del demonio. – Amen

«Insegnava loro come uno che ha autorità».

IV Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,21-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

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Satana ha un solo scopo: strappare Dio da cuore dell’uomo, strappare l’uomo da Dio. Satana vuole prendere il posto di Dio e vuole a tutti i costi essere adorato dagli uomini come l’unico Dio.
Gli uomini ci cascano. Satana fa in modo che gli uomini si servano di Dio per soddisfare se stessi, vuole che gli uomini rinneghino Gesù per seguire falsi dei che procurano il potere in questo mondo. La novità della metodologia di Satana ai nostri giorni per distruggere Dio nel cuore umano, sta nel costruire un popolo satanico. Il segno di questo nuovo metodo è il fiorire delle sette sataniche.
Una seconda pista che segue Satana è quella di addormentare i custodi del popolo di Dio, facendoli tacere. Una terza via è abbattere la Chiesa. In che modo? Facendo parlare i ministri della Chiesa solo di problemi sociologici senza più nominare Gesù Cristo, riducendo i problemi dell’uomo a problemi psicologici facendo tacere i cristiani sui problemi più importanti (aborto, prostituzione, droga, divorzio, ecc..) sotto l’inganno di non apparire intolleranti.
Gesù vince nettamente contro Satana e lotta per distruggere il suo potere. Gesù ci dona la sua forza per vincere Satana. – Amen

 

Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?

Sabato III Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,35-41)

In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

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I discepoli prendono Gesù nella barca, così come era, cioè non gli pongono condizioni. E’ Gesù e basta.
Intanto Gesù si è addormentato sul sedile del timoniere, sulla punta estrema della poppa dove era a riparo dallo spruzzo delle onde. Lo svegliano e gli dicono: «Maestro non ti dai pensiero che noi si perisca?».
La domanda poco rispettosa è frutto della paura per la tempesta e del nervosismo che si era impossessato dei discepoli vedendo che Gesù dormiva.
«Taci, calmati». Il mare e il vento si calmano. «Non avete ancora fede in me? Siete così paurosi?»
Hanno fede ma ancora non tanto grande da far loro affrontare situazioni di emergenza come quella tempesta. Il loro amore a Gesù è ancora troppo debole. Il coraggio non sta nel non avere paura, ma nel vincere la paura per un amore più grande.
E’ quell’amore più grande che purtroppo manca! Facciamoci aiutare da Maria nostra madre affinché riusciamo ad aprire il cuore a Gesù per farlo riempire del suo amore, della sua misericordia del suo perdono – Amen

«La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai».

Venerdì III Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-9)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

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I missionari sono innamorati di Gesù. E’ Gesù che invia coloro che egli sente che lo amano o lo ameranno sufficientemente. E’ un amore che contagia coloro ai quali viene annunciato Gesù. I missionari, ma anche noi nelle nostre Comunità, incontriamo tantissime persone che non conoscono Gesù. Queste persone, in fondo al cuore bramano di conoscere Gesù.
Purtroppo il mondo è organizzato in modo estraneo alla nuova umanità, alla nuova creazione che Gesù è venuto ad inaugurare con la sua morte e resurrezione. Il mondo è sotto il dominio del maligno e come si potrà rovesciare questa terribile situazione?  Come rovesciare i signori della guerra e sostituirli con uomini di pace? Come sostituire i vili che uccidono in Italia 180 mila bambini nel grembo della madre? Come liberare 100 mila donne sfruttate e schiave del sesso?
Ecco cosa significa: «Vi mando come agnello in mezzo ai lupi». Scegli e schierati, l’amore di Gesù salva! – Amen

«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo».

Giovedì III Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,15-18)

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

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«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».
Missione significa avere una missione da compiere, essere mandati per fare, realizzare qualcosa. Ci mandano Gesù e la Chiesa, Corpo del Cristo, comunione assoluta d’amore. Ci manda per fare in modo che questo mondo sia il regno di Dio, i cieli nuovi, la nuova terra dove regna la giustizia di Dio; per fare nuove tutte le cose.  La missione è fare di Cristo il cuore del mondo.
Nella misura in cui la missione «mondializza» Cristo Salvatore, la missione si moltiplica all’infinito. Per noi credenti è un dovere imprescindibile annunciare Cristo. Non annunciarlo, è peggio di una omissione di soccorso a chi sta morendo! – Amen

«Il seminatore uscì a seminare».

Mercoledì III Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,1-20)

In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

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Non possiamo dubitare della bontà del seme, dobbiamo invece scrutare con attenzione che tipo di terreno lo accoglie. Sì, perché, dopo il distacco da Dio con il peccato, abbiano dentro di noi un inquinamento atavico e altri ostacoli e gramigna s’insinuano continuamente dentro il terreno della nostra anima. La strada è il luogo del transito, della confusione e dell’anonimato e anche il luogo percorso spesso dal maligno: lì il seme non può attecchire; c’è sempre pronto qualcuno a carpirlo dal cuore dell’uomo. Neanche gli incostanti o i malfermi nell’animo consentono al seme di crescere e germogliare in loro; l’accolgono con gioia infantile, ma non sono in grado di resistere alle tentazioni e alle prove della vita.
Le preoccupazioni del mondo, l’inganno della ricchezza e le più svariate bramosie sono altri gravi impedimenti perché il seme della parola attecchisca e porti frutto: molti ai nostri giorni si ritrovano in queste ultime categorie. I super affaccendati, gli ammaliati dal denaro, i malati delle più disparate bramosie non hanno più né orecchie né cuore per ascoltare ed accogliere il sussurro della Parola: c’è troppo chiasso dentro e fuori di noi per sentire Dio: molti non hanno tempo, altri non hanno voglia, altri ancora hanno mente e cuore zavorrati, non c’è più spazio per l’ascolto.
Grazie a Dio, però esiste anche il terreno buono, o bonificato dalla misericordia divina; lì il seme attecchisce e cresce portando, in misura diversa, frutti di buone opere. Capita allora che il seme sfama e nutre abbondantemente non solo chi lo ha accolto e fatto fruttificare, ma anche altri accedono, nella carità fraterna e nella genuina testimonianza, alla stessa mensa. – Amen

«Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Martedì III Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 3,31-35)

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

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«Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre». L’importante non è fare una cosa o un’altra, l’importante è fare la volontà di Dio perché è entrare nel progetto di un amore infinito. Non temete: Dio è più grande delle nostre piccole cose! Che bello quando c’è la certezza che il Signore ci porta, ci guida. Il progetto del Padre non si riduce ad un progetto solo per la terra, ma è un progetto universale di salvezza per tutti gli uomini e per le creature. Noi attuiamo questo progetto universale di salvezza in noi stessi quando aderiamo totalmente a Dio.
Quando sono fuori da lui, sono fuori da me stesso e fuori dagli altri. Quando sono in Dio sono pienamente me stesso, sono pienamente quello che lui ha pensato per me e come mi vuole, e lui vuole la pienezza del mio bene. –
Amen

«Satana è finito».

Lunedì  III Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 3,22-30)

In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

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Gesù scaccia i demoni, gli scribi e i farisei dicono: «Lui scaccia i demoni per il permesso del principe dei demoni, Beelzebul!». Allora il Signore dice «se Satana  scaccia Satana vuol dire che il suo regno è finito! Io vi porto a Dio con questi segni che vi do, come fate ad evitare la verità evidente? Questo peccato non è perdonabile. E’ impossibile che siate perdonati mentre siete in questa forma: vi ponete da soli fuori dalla salvezza».
Credo che il peccato contro lo Spirito Santo  sia proprio un’opposizione totale, che prende tutto il nostro essere: pensieri sentimenti, cuore, contro la verità conosciuta. Una negazione terribile. In quel momento lì spegni lo Spirito: Se tu neghi quello Spirito che caccia il demonio, neghi anche lo Spirito che ti perdona.
E infatti non chiedi più perdono: è l’impenitenza. Dobbiamo convertirci perché questo orrore non avvenga. Maria, nostra Madre, ci può aiutare molto. Ella ci è data perché noi siamo tutti di Gesù. – Amen