«Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».

Sabato XXV Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9, 43-45)

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

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Gesù conosce bene il progetto del Padre, che è in progetto di amore e, proprio in quanto progetto di amore, è un progetto di salvezza. Questo progetto di salvezza del Padre però, per la particolare condizione degli uomini ai quali è diretto, si può realizzare solo attraverso la croce e la morte. Gesù questo lo sa e coscientemente e liberamente accetta questo progetto del Padre ed accetta di morire.
Ai discepoli non va proprio l’idea che il messia, il re scelto da Dio per il suo popolo, possa morire. Ma proprio attraverso la passione di Gesù scaturisce la salvezza per il tutto mondo.
 Gesù opera in noi per condurci a capire il modo di pensare di Dio, per farci vedere l’errore del nostro ragionare umano, fino a farci ragionare alla moda di Dio, abbandonando il modo di pensare degli uomini.

«Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Venerdì XXV Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 47-51)

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

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Gesù e l’Emmanuele, il Dio con noi. Egli è vero Dio e vero uomo e ci conosce uno per uno; ci ama uno per uno come fossimo l’unico e ci ama tutti insieme come fossimo uno solo.
Egli ci conosce perché ci ama. Il suo amore non viene mai meno. Noi vediamo solo limiti in noi mentre lui vede in noi le cose preziose. Lasciandoci amare da lui, il suo amore e indefettibile. Per questo ha posto a fianco di noi, di ognuno di noi, un suo angelo, che invochiamo sempre.

«Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare».

Giovedì XXV Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9, 7-9)

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

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«Cercava di vederlo». Credo che in tutti noi ci sia una grande fame di vedere Dio. Questa fame è presente in ogni uomo, in ogni posto della terra. Ma chi ci può rivelare Dio? Nel suo infinito amore Dio, che è Padre, ha mandato suo figlio Gesù ed è lui che sazia questa fame. Andate dove volete, girate, ma alla fine arriverete a questo punto: capirete che al di fuori di Cristo non trovate la risposta a questa fame essenziale e profonda.
Anche oggi moltitudini giovani chiedono di vedere Gesù: li trovi nelle discoteche, nei pub, sui muretti mentre parlano tra di loro, nei posti più impensabili.
In te fa incontrare Gesù oggi. Quanto più ami, tanto più lo vedranno.

«E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi».

Mercoledì XXV Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9, 1-6)

In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

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Come si vede bene quando una persona non pone la sua sicurezza sulle cose che possiede ma su ciò a cui Dio lo ha chiamato, per cui splende un senso di sobrietà, di essenzialità.
Il Signore ci dice: non potete prostituirvi agli schemi di questo mondo che fa consistere la potenza della persona nel possedere, nel distinguersi in ciò che gli altri non hanno, negli ori, nel lusso, in quello che più splende e che ti distingue dagli altri perché richiami l’attenzione dell’altro su di te, in quanto puoi avere quello che lui non ha.
Renderete il mondo diverso se il vostro essere cambierà completamente,  passando da una mentalità che tiene tutto se stesso per se e poi ogni tanto fa un atto di carità, al tuffarsi pienamente nella realtà di Cristo, nella sua cultura rovesciata.

«Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio».

Martedì XXV Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca  (Lc 8, 19-21)

In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».
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Neanche il grande onore, l’essere madre di Gesù, rende beati. L’unica beatitudine è ascoltare e mettere in pratica la parola di Dio: è proprio ciò che fa Maria.
Lei è l’apripista di  una nuova via per relazionarci con Dio, perché è immersa nella volontà del Padre. Oggi qualcosa deve cambiare. Bisogna convertirsi. A che cosa prima di tutto? Ad ascoltare Dio.
La Comunità ci prepara e aiuta all’ascolto affinché la parola di Dio penetri dentro di noi e ci riveli il volto di Dio.
Mediante l’ascolto, tutto il modo di pensare di Dio, che è infinitamente diverso dal nostro, entra dentro di noi.

«Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato».

Lunedì XXV Settimana del tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 8, 16-18)

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

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«Fate attenzione dunque a come ascoltate».
La preghiera, che è l’ascolto di Dio, suscita il bisogno di stare un po’ soli con il Signore. Quando cresce la preghiera, che è essenzialmente ascolto di Dio che parla in te, cambia il tuo modo di fare verso gli altri perché entri in un modo di esistere che ascolta.
Provate in questa settimana a dare cinque minuti al Signore ovunque vi troviate: nell’ascolto la Parola diventa luce e conoscenza di Dio: Arriverai alla contemplazione del Signore! Se tu credi davvero, la tua preghiera si trasforma in unione con gli uomini, con il mondo. E’ meglio di una medicina e diventi luce del mondo.

«Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te».

XXV Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20, 1-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

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Nel Regno di Dio, a qualunque ora uno arrivi, viene reso partecipe di una pienezza del Regno.
Dio offre a tutti la sua salvezza, a tutti! Ciò che fa esistere la persona umana in Dio è la sua adesione a lui momento per momento. L’ultimo allora che viene e aderisce è come il primo. E se il primo che ha aderito al Signore aderisce veramente a lui e non si serve di Cristo per la sua realizzazione umana o per la sua gratificazione, ma intuisce che Cristo gli ha dato la salvezza piena, allora gioisce che il fratello arrivi ed entri anche lui in quella salvezza in cui egli si trova.
In tal modo sentirete la gioia nel vedere i fratelli che vivono, che crescono: non certo l’invidia verso di loro. Sentirete il bisogno di portare a tutti, l’annuncio di Cristo che a tutte le ore chiama ad amare. E’ primo colui che rimane nell’amore di Dio
Allora è importante allora farsi trovare pronti e disponibili in qualsiasi ora della nostra lunga giornata perché egli, il Signore, passa e bussa alla porta del cuore di ogni uomo per rendere operosa e feconda la nostra vita.

«Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio».

Martedì XXV Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca  (Lc 8, 19-21)

In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

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Neanche il grande onore, l’essere madre di Gesù, rende beati. L’unica beatitudine è ascoltare e mettere in pratica la parola di Dio: è proprio ciò che fa Maria.
Lei è l’apripista di  una nuova via per relazionarci con Dio, perché è immersa nella volontà del Padre. Oggi qualcosa deve cambiare. Bisogna convertirsi. A che cosa prima di tutto? Ad ascoltare Dio.
La Comunità ci prepara e aiuta all’ascolto affinché la parola di Dio penetri dentro di noi e ci riveli il volto di Dio.
Mediante l’ascolto, tutto il modo di pensare di Dio, che è infinitamente diverso dal nostro, entra dentro di noi.

«Credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno».

Sabato XXIV Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 8, 4-15)

In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano e ascoltando non comprendano».
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

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Dio è il seminatore della vita, il fecondatore del seme, la fonte di ogni energia… Il seme di Dio si cala nel campo dell’animo umano dove lo stesso Signore ha posto il terreno migliore e più fecondo. È da lì che poi Egli attende con paterna pazienza il germogliare del seme e poi i frutti da raccogliere. Il grande problema sta nella condizione del terreno su cui cade quel buon seme, sta nella situazione in cui si trova il nostro spirito, nella nostra capacità di accoglienza, o, ahimè, nel nostro rifiuto. Sassi, spine, strada, sono immagini eloquenti delle nostre umane situazioni, sono la misura della nostra religiosità, della nostra capacita di fare comunione con Dio mediante la Parola. Ci ricordano anche i tranelli della vita e le false valutazioni che ne facciamo dei valori. Purtroppo occorre attendere il momento del raccolto per poter valutare veramente gli effetti della cattiva preparazione del terreno; solo allora si valuta la perdita o si gode del frutto abbondante. Quanti rimpianti per le occasioni perdute! Quante amarezze per rifiuti inconsulti e stolti. Il terreno buono dove il seme feconda abbondantemente è quello spirito umile e docile che accoglie con amore la Parola e la trasforma in azioni di grazie e di bontà.

«C’erano con lui i Dodici e alcune donne…… che li servivano con i loro beni».

Venerdì XXIV Settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca Lc 8, 1-3)

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

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Le donne hanno una marcia in più rispetto all’uomo nella conoscenza e sequela di Cristo. Molte delle donne del vangelo possiedono una caratteristica: hanno crocifisso sul loro cuore un dolore profondo. Dal cuore ferito sgorga una forza di amore che sa riconoscere chi vuole bene davvero.
Gesù è circondato e inseguito da questo tipo di persone, donne o uomini, anche se più facilmente si tratta di un pubblico femminile. L’amore trafitto è più facile che sia riconosciuto da un altro cuore trafitto che da una mente razionale. «Li servivano con i loro beni».
La libertà cristiana è servire Cristo per amore. Il cristiano è l’essere più libero che c’è nell’universo, perché parte dall’amore che è la vera risposta all’uomo e la pienezza dell’uomo. La libertà va intesa come la coincidenza del proprio essere con il proprio agire. L’uomo è fatto per essere comunione, amore; tutte le volte in cui l’uomo è amore è se stesso ed è libero.