«Chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Giovedì XXIII Settimana del Tempo Ordinario – Esaltazione della Croce

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 13-17)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

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Oggi noi cristiani celebriamo la croce e la sua esaltazione: celebriamo quel legno perché da strumento di morte è stato reso da Cristo segno visibile di vittoria. L’uomo-Dio, è stato anch’Egli legato e crocifisso, ma quando dopo tre giorni, si è definitivamente sganciato da quel legno, ha liberato se stesso e tutti noi dai vincoli della schiavitù e della morte.
 «Gesù ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità», dice San Paolo. Ma Gesù stesso aveva preannunciato: «Quando sarò innalzato sulla croce attirerò tutti a me».
Questi sono i motivi della nostra festa, per questo noi guardiamo la croce sì per ricordare l’amore che è stato profuso per noi su quel legno, ma ancor più per magnificare il Signore per la sua e nostra risurrezione.
Così è radicalmente cambiata la nostra vita, la vita del mondo: le croci che sempre e comunque ci affliggono e crocifiggono non sono più solo dolore e sconfitta per noi, ma solo passaggio verso una vita nuova. Il dolore senza motivo genera solo disperazione o al più passiva rassegnazione, da quando Cristo ha illuminato di vita la sua croce, noi sappiamo quali finalità sublimi possiamo dare alle nostre più assurde vicende: le condividiamo con Lui per rinascere con lui a vita nuova. Così quella croce è ormai definitivamente piantata nel cuore e nella vita di ognuno di noi, ma ormai è diventato albero di vita, da cui sgorga energia divina e grazia che santifica. Amen