Parola del giorno:  «va’ invece a mostrarti al sacerdote».

Venerdì XII settimana del Tempo Ordinario

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 8, 1-4)

Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

Commento di Suor Doriana
Il dialogo tra Gesù e il lebbroso contiene un verbo importante e fondamentale per la relazione con Dio, capace di portare frutto: volere. Al lebbroso che dice a Gesù “se vuoi puoi guarirmi”, abbiamo la risposta di Gesù:”lo voglio”. C’è il riconoscimento della volontà di Dio come una volontà volta al compimento del vero Bene dell’uomo. Dio vuole guarirci e può farlo, ma attende che gli riconosciamo questo potere, non lo impone ma lo offre. Gesù noi sappiamo che tu puoi guarirci, liberarci, intervenire in ogni situazione di necessità. Ma con fiducia te lo chiediamo: se vuoi tu lo puoi fare. Agisci nella nostra vita, secondo le nostre necessità perché possiamo testimoniare con rinnovato amore che tu sei il nostro Dio, il nostro Salvatore.

Parola del giorno: «Tu sei il Cristo Figlio del Dio vivente».

Giovedì XII Settimana del Tempo Ordinario

Solennità dei Santi Pietro e Paolo

Dal vangelo secondo Giovanni.

Dopo che si fu manifestato risorto ai suoi discepoli, quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Testimoniare l’amore al Signore è lasciare che possa condurci come lui voglia, senza distogliere lo sguardo dalla nostra unicità con lui. Amare il Signore è abbandonarsi totalmente a ciò che lui permette nella nostra vita con la certezza che solo così potremmo collaborare per il bene della Chiesa.

Parola del giorno: « Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi?».

Mercoledì XII Settimana del Tempo Ordinario

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 7, 15-20)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».

Commento di Suor Doriana
Gesù ci chiede di non giudicare ma nello stesso ci offre un criterio di discernimento. Siamo cattivi o buoni in base ai frutti. Se i frutti sono buoni anche l’albero è buono. Se le nostre azioni, i nostri comportamenti sono guidati dalla logica carnale ecco che tutto ciò che è di negativo verrà fuori: orgoglio, calunnia, gelosia, invidia…se invece i noi prevale la logica spirituale allora avremo i frutti dello Spirito Santo. Dove c’è lo Spirito Santo il clima è totalmente diverso.

 

Parola del giorno: «Pochi sono quelli che la trovano!».

Martedì XII Settimana del Tempo Ordinario

Dal vangelo secondo Matteo (Mt.7,6.12-14)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.  Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Commento di Suor Doriana
La parola di Gesù oggi è un richiamo a saper valutare le relazioni in base all’apertura spirituale di ogni persona. Alcune relazioni se non sono aperte ad accogliere la novità del Vangelo e della grazia, il cui segno è dato dalla conversione, è meglio non sprecare le realtà divine perché non sarebbero in grado di comprenderne il valore immenso. Il fare agli altri quello che si vorrebbe fatto a se stesso tocca il dovere di ciascuno di amare il prossimo. Ma l’ultima parte del brano è la più esigente. Non c’è cammino spirituale cristiano se passando attraverso il Mistero pasquale di Cristo Gesù. Passare per la via stretta è passare per la Croce. Fino a quando, per dono dello Spirito, non si comprenderà e accoglierà ciò, saremo lontani dall’essere discepoli di Gesù. E sono pochi quelli che si rendono conto della preziosità della via percorsa da Cristo, di Cristo che è la via.

 

Parola del giorno: «Ipocrita!!».

Lunedì XII Settimana del Tempo Ordinario

Dal vangelo secondo Matteo (Mt.7,1-5)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Commento di Suor Doriana
Gesù ci chiede di non giudicare eppure è ciò che ci viene facile e immediato. Neppure Gesù giudica lascia al Padre il giudizio perché lui è venuto solamente a salvare. Ma cosa vuol dire in questo contesto giudicare? E cosa vuol dire giudicare? Giudicare è pretendere di sapere la motivazione dell’agire di una persona. Spesso ciò che ci appare reale e lo è, non sempre corrisponde a verità.  La verità dell’essere e dell’agire dell’altro è conosciuto solo dal soggetto e da Dio. Noi possiamo costatare il comportamento errato di una persona ma mai la motivazione dell’agire. Gesù ci invita a togliere la trave dai nostri occhi perché solo un cuore puro e purificato è in grado di poter vedere l’altro/a come lo vede Dio.

Parola del giorno: «Quello che ascoltate alle orecchie annunciatelo alle terrazze».

XII Domenica del Tempo Ordinario

Dal vangelo secondo Matteo (Mt.10,26-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Commento di Suor Doriana
Per ben tre volte in questo brano di Vangelo veniamo esortati a non avere paura. E ciò per un motivo ben preciso: siamo cari e preziosi per il Padre. Questa è una notizia sconvolgente che dovrebbe sostenerci in ogni situazione anche la peggiore, anche quando ci uccidono, non tanto o non solo fisicamente, ma sempre. Ciascuno di noi è importante e valiamo il Corpo e il Sangue del Figlio di Dio.
Non lasciamoci guidare mai dai ragionamenti umani altrimenti faremo qualche piccola realizzazione umana che è già finita ancora prima cominciare, entriamo invece nell’esperienza del mistero di Dio. Amen 

Parola del giorno: «Giovanni è il suo nome».

Sabato XI Settimana del Tempo Ordinario
Natività di San Giovanni Battista

Dal vangelo secondo Luca (Lc.1,5-17)

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso.
Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».

Commento di Suor Doriana

Il Vangelo ci narra l’annuncio della nascita di Giovanni, la cui vita sarà strettamente legata a quella di Gesù. Egli infatti sarà la voce che annuncerà la Parola, l’amico dello Sposo, il precursore che con la potenza dello Spirito Santo preparerà la via al Signore. Celebrare la nascita di Giovanni è celebrare la fedeltà di Dio che porta a compimento la sua fedeltà. Tutta la vita di Giovanni fino alla testimonianza data alla verità sarà totalmente vissuta e orientata a far riconoscere la presenza del Messia. È una vita che lo indica presente in mezzo al suo popolo e lo fa riconoscere. Anche noi come lui siamo chiamati con la nostra vita e con la Parola ad essere apripista perché le persone possano incontrarsi con Cristo, accogliere l’invito alla conversione, e farne esperienza salvifica.

Il Signore porta avanti il suo progetto di salvezza e opera al di là della capacità umana di capire.

La storia non è un insieme di considerazioni umane, ma un camminare insieme con Dio. Com’è bello inserirsi nell’evento della salvezza! Non perdere la coincidenza con Dio che viene, sotto l’azione dello Spirito Santo che spira dove vuole, come vuole e quando vuole.

Auguri a Giovanni, Giovanna e Gianni

 

 

Parola del giorno: «Se il tuo occhio è malato tutto il tuo corpo sarà tenebroso ». 

Venerdì XI Settimana del Tempo Ordinario
Solennità Sacro Cuore di Gesù

Dal vangelo secondo Matteo (Mt.11, 25-30)

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Cristo dice: «Venite a me voi che siete affaticati», cioè vieni a me tu che non ami più tuo marito, vieni a me tu che senti di avere accanto uno che non conosci più; vieni a me tu che non ami più tua moglie; vieni!
I tuoi bimbi portano le conseguenze del tuo fallimento di vita; vieni a me, io ti libero, ti metto dentro il cuore quell’amore che è diffuso dallo Spirito Santo e che sconvolge tutta la tua esistenza e la libera!
Lasciatevi prendere dall’amore di Gesù: smetterete di prendere tante medicine, vedrete!
Gesù ha preso sopra di se tutte le conseguenze del peccato del mondo, anche le nostre, e ci ha liberati!
Gesù dice: «Senza di me non potete fare niente». Mariti e mogli, ricordatevelo sempre, pregate ogni giorno! Ogni giorno, chiudete tutto, lasciate il telefono e dite: «Signore, telefoniamo solo a te!». Pregate insieme tutti e due. Mette il Signore al primo posto. Amen!

Parola del giorno «Credono di venire ascoltati a forza di parole».

Giovedì 22 giugno 2017

Dal vangelo secondo Matteo (Mt.6,7-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Commento di Suor Doriana
Il Vangelo di questo giorno ci obbliga a comprendere come viviamo la relazione con Dio. Da adolescenti? Da atei? Spinti da una religiosità generica?
Oppure da figli? È una relazione da figli o un bisogno religioso? Lasciamo che questa Parola ci scruti e ci aiuti a fare chiarezza in noi. Vogliamo la relazione con Dio Padre e ciò che lui vuole da noi crediamo che sia l’ottimo per noi?

Parola del giorno: «Chiudi la porta e prega il Padre tuo».

Mercoledì XI Settimana del Tempo Ordinario

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 6,1-6. 16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Commento di Suor Doriana
Amare Dio e i fratelli non è un vanto ma un’esigenza vitale del cuore del discepolo. Ama perché a sua volta si sente amato. L’amore non si pubblicizza, l’amore di sua natura è presenza viva ma non rumorosa. Ha il linguaggio del silenzio, della riservatezza, del rispetto. Chi agisce per farsi vedere non sta amando, è solo una persona egoista. Si ama perché si ama, solo per la gioia di amare l’altro. Non attende gratitudine, gratificazioni o ricompensa. L’amore si sazia di sé perché è la sorgente della vita stessa di Dio Padre.