Parola del giorno: “Le mie pecore ascoltano la mia voce …. e mi seguono”

Venerdì – IV settimana di Quaresima

Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 7, 1-2. 10. 25-30)  

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. 

Commento di Suor Doriana
La presenza di Gesù diventa sempre più una presenza scomoda perché smaschera continuamente i pregiudizi e ogni forma di chiusura alla verità. Proviamo a immaginare cosa abbia potuto vivere Gesù, venuto come dono del Padre, mandato dal Padre a manifestare il suo Amore, eppure è rifiutato. Deve nascondersi, deve allontanarsi, spesso reso impotente dal rifiuto, dalla calunnia. Eppure continua a dare testimonianza al Padre, non si tira indietro nel donare la sua vita agli uomini, muore per me, per te, per ogni persona. Questo modo di amare è divino e Gesù ci permette di viverlo nella misura in cui accettiamo di passare, liberamente alla Croce  come strumento non più di morte ma di liberazione e guarigione. Verità e carità sono fondamentali per essere come il Maestro, nell’accoglienza piena del cammino che ci toccherà percorrere.

Parola del giorno: E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri…..?

Giovedì – IV settimana di Quaresima

Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 5, 31-47)  

 In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:   
«Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.   
Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.  
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.   
E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.   
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.  
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?   
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».  

Commento di Suor Doriana
Continua il lungo discorso di Gesù per smascherare la durezza dei cuori. Siamo chiamati a soffermarci frase per frase e lasciare che la Parola entri dentro di noi per abbattere quanto impedisce la sua accoglienza. C’è una frase molto forte di Gesù, quando non si accoglie lui e la sua Parola vuol dire che in noi non c’è l’amore di Dio. Quante parole di Gesù lasciamo scivolare soprattutto quando intaccano il nostro io, il nostro orgoglio, la nostra stima. Quando mettono in luce le nostre fragilità e i nostri limiti specialmente se toccano la nostra stima e immagine personale. In questi casi e in altri ancora l’amore di Dio non è in noi. Siamo carnali e non spirituali, perché siamo mossi dalle opere della carne e non  dai frutti dello Spirito Santo.

Parola del giorno: “Da me, io non posso fare nulla”

Mercoledì – IV settimana di Quaresima

Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 5, 17-30) 

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

Commento di Suor Doriana
Un brano lungo, da assaporare lentamente per fare esperienza profonda nello Spirito Santo della relazione tra il Padre e il Figlio.
Una relazione di amore, di condivisione, di dono reciproco tra il Padre che ama e il Figlio amato. Una relazione unica ma inclusiva, sorgente di vita, di bene, di gioia per quanti accettano  di lasciarsi accogliere dentro questa relazione. E c’è solo un modo: fare come il Figlio, compiere cioè la volontà del Padre come pienezza di vita realizzata. Non lasciandosi illudere dalle allodole del mondo, dalle seduzioni della carne, dai tranelli di satana. La via indicata dal Padre è quella stessa del Figlio, non ce n’è altra. Solo chi si fida e percorre col Figlio la volontà del Padre, giorno per giorno dove e come vuole condurlo, sperimenterà il dono di essere figlio. Dio non ci vuole dare delle cose ma vuole darci la sua vita, il suo Amore cioè ricolmarci della relazione tra il Padre e il Figlio, cioè lo Spirito Santo. La vita stessa di Dio in noi.

Parola del giorno: «Vuoi guarire?».

Martedì – IV settimana di Quaresima

Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 5,1-16)

Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

Commento di Suor Doriana
Vuoi guarire? chiede Gesù all’infermo che da 38 anni giace paralitico. Una domanda strana, ma dal proseguo del brano scopriamo che c’è una malattia forse più profonda da cui non vuole liberarsi: dal peccato. Oggi questa domanda viene posta anche a noi. Realmente vogliamo essere liberati e guariti dal peccato? Oppure ci siamo abituati ad esso? Anche se ci paralizza, rischia di esserci comodo per non vivere il dinamismo della conversione. Lasciamoci scrutare dell’Amore che salva e libera perché solo così ci può immergere nella verità che dà vita.

Parola del giorno: “Se non vedete segni e prodigi, voi non credete”

Lunedì – IVa settimana di Quaresima

Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 4, 43-54)

In quel tempo, Gesù partì dalla Samarìa per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Quseto fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Commento di Suor Doriana Giarratana
Dopo il segno del vino, Gesù compie un altro segno. Gli viene chiesto di andare a guarire un bambino che sta morendo. Sulla Parola di Gesù, il padre accetta di ritornare dal figlio senza la presenza del Signore ma fidandosi semplicemente. È un dono grande questo segno, anche per noi oggi. Quanti di noi supplicano il Signore di agire prima che sia troppo tardi, eppure ancora oggi ci chiede di fidarci solo della sua Parola, il segno per eccellenza. Egli è la Parola di Dio, una parola che realizza ciò che dice ma con l’unica condizione: che ci fidiamo. Allora oggi chiediamo di saper obbedire alla Sua Parola perché si rinnovino anche per noi i prodigi di cui i nostri cuori sono in attesa.

Parola del giorno: «……. perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi».

IV domenica di Quaresima

Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 9, 1-41)  

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

Commento di Suor Doriana
Il Vangelo di questa domenica, detta del cieco nato, è un lungo brano che ci permette di entrare dentro la dinamica della conversione e della fede. Entrambi sono dono di Dio ma richiedono che noi ci lasciamo incontrare, toccare, interpellare da Colui che è la verità. Se in noi c’è apertura e accoglienza la verità in noi farà luce e ci condurrà a vedere e a credere. È terribile la chiusura del brano, morire nel proprio peccato è conseguenza del rifiuto della luce, del desiderio di aprirsi alla verità. Ma perché questa chiusura? Perché convertirsi richiede un cammino di spogliazione di tutto ciò che sembra appagarci, a livello affettivo, di potere, di beni materiali, di gratificazioni. Quante situazioni sappiamo che ci fanno male, ci fanno stare male eppure non riusciamo a rinunciarci. Quante relazioni malate che non ci fanno crescere spiritualmente; quante situazioni di compromessi che ci rendono ridicoli. Eppure preferiamo rimanere ciechi, non aprirci alla luce, consegnarci alla verità che sola può guarire e donare la libertà. E Cristo è la verità che libera perché è venuto a liberarci dalle tenebre e dall’ombra della morte.

 

Parola del giorno: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola»

Sabato – III° settimana di Quaresima

Annunciazione del Signore

Dal Vangelo secondo Luca  (Lc 1, 26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Commento Suor Doriana
Oggi con grande gioia e gratitudine celebriamo il sì di Dio con l’umanità per mezzo di una creatura, Maria Vergine, voluta da Dio come Madre del Suo Figlio. Maria accoglie con la sua totale libertà l’amore gratuito e fecondo dello Spirito Santo e la vita stessa di Dio in lei prende forma facendosi carne. Maria è la creatura che Dio ha ricolmato di sé per donarci suo Figlio, ed è un dono perenne e continuo. Maria ci dona Gesù, ci conduce a Gesù, perché Dio è fedele nel suo agire. Il Signore ci conceda di comprendere la preziosità di questa Vergine Madre che un giorno ha concepito per lo Spirito  ma ancora oggi continua a generare le membra del suo Figlio, che sono la Chiesa, in virtù e in collaborazione con lo Spirito Santo, per mezzo dell’opera di salvezza compiuta da Cristo.

 

Parola del giorno: “non sei lontano dal regno di Dio”

Venerdì – III° settimana di  Quaresima

Dal Vangelo secondo Marco  (Mc 12, 28-34)  

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Commento Suor Doriana
Amare Dio e amare il prossimo, non sono due facce di una stessa medaglia. Amare il prossimo, non emotivamente o sensitivamente, ma nella carità è possibile nella misura in cui attingiamo questo amore direttamente alla sua sorgente, cioè da Dio. Nello stesso tempo si può amare gratuitamente e disinteressatamente come ama Dio se lasciamo che la brocca del nostro amore rimanga sempre riempita da Dio. Si può amare veramente il prossimo se amiamo in Dio, se è il suo amore che noi comunichiamo. Se il nostro amore è davvero carità, cioè se è teologale allora cercheremo solo e solamente il nostro vero Bene (perché il primo prossimo siamo noi) e il vero Bene dei nostri fratelli e in questo sta l’amore.

Parola del giorno: “chi non raccoglie con me, disperde”

Giovedì – IIIa settimana di Quaresima

Dal Vangelo secondo Luca  (Lc 11, 14-23)  

In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde».

Commento di Suor Doriana
Anche i segni più grandi di bene per i cuori induriti diventano occasioni per accusare e giudicare. È triste constatare quanto chi vuol vedere il male perché incapace di accogliere l’evidenza della realtà, finisce per rendersi ridicolo  con le sue stesse affermazioni. Gesù usa le stesse categorie logiche per smascherare la perversione dei pregiudizi e dei rifiuti. Come può una persona che opera il bene, che manifesta il bene essere allo stesso tempo dalla parte del male, dipendere da colui che è il male personificato? Gesù invece di essere riconosciuto come segno della presenza di Dio nel mondo, viene addirittura giudicato come dipendente dal demonio. Gesù però con una logica stringente afferma che mai il male opera il bene, non potrebbe, sarebbe autodistruggersi. Questo brano sembra distante da noi, dalla nostra quotidianità. Eppure quante volte abbiamo rischiato di sporcare le motivazioni dell’agire degli altri con il giudizio e con condanna?

Parola del giorno: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti”

Mercoledì – IIIa settimana di quaresima

Dal Vangelo secondo Matteo  (Mt 5, 17-19)  

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Commento di Suor Doriana
Gesù si presenta come il compimento della Legge, è il segno della fedeltà di Dio. Il Verbo di Dio, la Parola mediante il quale Egli ha creato, ha parlato, nella pienezza del tempo si è fatto carne. Nulla di ciò che Dio ha posto in essere può essere in opposizione a quanto manifestato dal Figlio col suo essere e agire. Accogliere Cristo per ogni uomo e donna significa essere fedeli alla propria vita e alla storia, perché in lui si compie e si porta a pienezza quanto è stato voluto da Dio.