Parola del giorno: “Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso”

Lunedì – Feria di Avvento

“Non temere”, ieri, oggi e domani risuona nel Vangelo questo imperativo. Tra il “non temere” rivolto a Giuseppe e a Maria si colloca quello a Zaccaria. Sacerdote giusto e irreprensibile, fa fatica ad accogliere la novità di Dio, a riconoscere l’agire sconvolgente di Dio che scardina ogni nostra certezza e sicurezza umana, ci destabilizza nel nostro ancorarci su ciò che è secondo la logica umana per farci varcare soglie e aprirci orizzonti di vita impensabili. Il silenzio a cui Zaccaria è condannato non è per sempre, ma esprime il tempo della purificazione spirituale dell’uomo. È solo nel silenzio che ciascuno di noi può comprendere le distanze spirituali e le cecità che ci impediscono di accogliere le meraviglie di Dio nella nostra vita  e nella nostra storia e di renderci disponibili al suo progetto che sempre supera i nostri angusti schemi mentali e spirituali. Il Signore però conduce, educa, purifica perché la lingua e il cuore si aprano al canto di lode e di Benedizione come è avvenuto per Zaccaria.

Dal Vangelo secondo Luca  (Lc 1,5-25)

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.

Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.

Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».

Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».

Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.  Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Suor Doriana